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L'essenza del Tutto

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L'essenza del Tutto

 

Le mie amate parole sono sopravvalutate.

Non ce n’è alcun bisogno qui, ora. L’essenzialità prende aspetti e priorità differenti, in questo luogo, e si allontanano all’orizzonte, come tante esili barchette, gli impellenti obblighi e le improrogabili scartoffie che al solito ci portiamo appresso.

L’essenziale, ora, è rimanere sdraiati su questa roccia liscia e accogliente, temporeggiare in silenzio come queste persone vicino a me, senza schiamazzi, senza la frenesia delle spiagge delle riviere continentali, tutte appese a musiche martellanti ed aperitivi alla moda.

Qui a Sant’Andrea, scoglio odoroso dell’isola d’Elba, le priorità sono altre. Ogni sera ci si raduna sulle pietre chiare, ancora tiepide di sole, si sceglie un luogo dove sedersi o stendersi e ci si accinge a compiere un atto rivoluzionario: si contempla lo spettacolo del tramonto. Impensabile altrove, qui il naturale diventa vitale. 

L’essenziale, ora, è osservare il blu del mare appena screziato di schiuma candida, credendo di scorgervi, forse, la pinna di un delfino o la coda di una sirena, chissà.

L’essenziale è questa fragranza, ginepro, mirto e rosmarino, lavanda, elicriso e il mare su tutti, commistione che ubriaca ed inebria chi, come me, è sbarcato dal traghetto in un tardo pomeriggio qualunque. Essenza che non svanisce, persistendo dolce nei pensieri di chi, un giorno, se ne andrà per tornare alla frenetica quotidianità urbana.

L’essenza di questo tramonto, intanto, è una carezza di vento a sfiorare le curve morbide degli scogli, a portare profumi di macchia mediterranea, scivolando sui pendii tinteggiati di verde, passando dal viola ricolmo delle buganvillee all’indaco del mare che abbraccia quest’isola proteggendola, come perla preziosa nelle mani di un re.

Davanti a questa rappresentazione pura e naturale si riscopre davvero ciò che è essenza e ciò che, invece, non lo è. Ed è un moto di stupore ed incredulità, come ritrovare una cosa finita in un angolo e dimenticata.

Così mi spoglio dai pesanti indumenti del “non ho tempo”, allargo i polmoni, finalmente.

Inspiro, espiro. Brezza salmastra e ginestre. Essenza preziosa di un’isola.

Inspiro, espiro. Quiete e autenticità. Essenza inestimabile dell’esistere.  

Spalanco gli occhi, mentre il mare nasconde l’ultimo spicchio di sole tuffatosi in lui senza fare rumore. Il paesaggio è avvolto dalla luce cremisi degli ultimi raggi, sospesi ancora qualche istante prima di essere dissolti nel nero bluastro della sera.

Torniamo lentamente verso il paese, percorrendo il breve tratto di scogliera che ci separa dalla piazzetta adiacente la spiaggia. Sulla battigia, una bambina scruta ostinata la sabbia illuminata dall’ultima luce, in mano stringe una manciata di conchiglie e vetrini colorati; poco più in là la mamma la sta chiamando, è ora di rientrare.

Prima di cominciare la salita verso l’albergo, mi fermo ancora qualche istante sulla panchina davanti la spiaggia. Qui, ieri notte, una visione mi ha stregata. La luna piena dava spettacolo, spargendo scaglie iridescenti sul velluto nero del mare che dormiva placido. Tutto era silenzio, salvo il mormorio lieve della risacca sulla riva e il fruscio delle pagine di un libro sfogliato da una figura di giovane uomo che leggeva seduto alla luce del lampione, irreale e stupefacente nella sua semplicità. A qualche metro da lui, una piccola tenda sistemata sulla sabbia. Nient’altro.

Dev’essere questa, l’essenza del Tutto, ho pensato.